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Il controllo dei corpi come forma di violenza strutturaleUna riflessione etno-antropologica per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donneDi Arianna Verdecchia ![]() Il 25 novembre rappresenta un momento di responsabilità collettiva. Una ricorrenza che ci invita non solo a ricordare le vittime della violenza maschile contro le donne, ma anche a riconoscere le radici profonde, strutturali e culturali che rendono questa violenza possibile, tollerabile o, in alcuni casi, perfino invisibile. Come Centro Ricerche EtnoAntropologiche, impegnato da oltre vent'anni nella comprensione critica delle dinamiche sociali e culturali, riteniamo necessario ampliare lo sguardo e interrogare i processi storici, politici e simbolici che producono vulnerabilità, esclusione e disuguaglianza. In questa prospettiva, il mio saggio The Tamed Body (Il corpo sotto controllo) (A. Verdecchia 2025, in pubblicazione) cerca di mostrare come la violenza di genere non sia semplicemente la somma di episodi isolati, ma un sistema di controllo radicato nel tempo, che passa attraverso il governo dei corpi, la gestione della sessualità, la limitazione della libertà riproduttiva e la definizione normativa di cosa una donna “può” o “deve” essere. Una storia lunga: quando il controllo diventa culturaLa violenza contro le donne non nasce nel vuoto. Essa affonda le proprie radici in modi di pensare consolidati, presentati nel corso dei secoli come “naturali”, e che hanno attraversato epoche, istituzioni e sistemi di sapere diversi. Nell'antica Grecia, l'idea che il corpo femminile fosse incompleto, instabile o privo di piena razionalità non era solo una convinzione medica, ma una vera e propria visione del mondo che giustificava il controllo: quel presunto deficit fisiologico legittimava l'esclusione delle donne dalla cittadinanza, dalla vita pubblica e perfino dalla gestione della propria salute, che veniva delegata a padri e mariti. Nel Medioevo, la sovrapposizione tra femminilità e peccato rafforzò ulteriormente questa sorveglianza. Le donne venivano associate alla tentazione, al disordine morale, al rischio di devianza. La sessualità era regolata nei minimi dettagli, l'autonomia personale, scoraggiata, la capacità di parola o di desiderio, spesso punita. Anche quando la religione non parlava direttamente di corpi, parlava ai corpi: prescriveva come dovevano muoversi, vestirsi, esprimersi. Con l'avvento della modernità e della medicina scientifica, questo controllo non è scomparso: si è trasformato. Il linguaggio del peccato ha lasciato spazio a quello della diagnosi. Il corpo femminile è diventato oggetto di osservazione clinica, classificazione, correzione. Le differenze tra uomini e donne, costruite culturalmente, sono state presentate come dati biologici indiscutibili. L'autorità è passata dai pulpiti ai laboratori, ma la logica è rimasta simile: altri, spesso uomini, decidevano cosa fosse “normale”, cosa fosse “deviante”, cosa dovesse essere curato o contenuto. Questa genealogia non appartiene al passato: continua a modellare il presente. È nelle politiche sulla salute riproduttiva che limitano l'accesso alla contraccezione o all'aborto, nella medicalizzazione della maternità e del dolore femminile; negli stereotipi mediatici che giudicano i corpi, le scelte e la sessualità delle donne, nelle difficoltà di accesso ai servizi sanitari per chi è migrante, povera o appartiene a minoranze, nelle forme sottili (ma persistenti) di colpevolizzazione delle vittime di violenza. Riconoscere questa storia significa capire che la violenza contro le donne non è un'emergenza improvvisa, ma l'esito di un lungo percorso. Un percorso che oggi possiamo finalmente nominare, mettere in discussione e cambiare. Il corpo come campo di battaglia: tra autonomia e potereControllare un corpo significa controllare una vita. Significa ridurre la possibilità di autodeterminarsi, di scegliere, di dire “sì” e “no” in modo libero e consapevole. Questo vale per le donne, ma riguarda anche le persone non binarie, transgender*, gli individui con disabilità, le minoranze etniche o religiose e, in un'ottica realmente multispecie, anche i corpi non umani che vengono regolati, sfruttati o esclusi secondo logiche di dominio analoghe. Il corpo non è solo materia biologica ma è un luogo politico, un territorio attraversato da norme, aspettative, sguardi, giudizi e relazioni di potere e, per questo motivo, esso è spesso il primo spazio in cui la violenza si manifesta: attraverso la costrizione, la negazione del consenso, la manipolazione emotiva, l'invasività medica, la discriminazione, la marginalizzazione. Violenza visibile e violenza invisibile La violenza di genere non si esprime soltanto nei dati drammatici dei femminicidi o nelle aggressioni fisiche e sessuali. La violenza più comune è quella silenziosa, che abita il quotidiano:
È una violenza che si nutre di linguaggi, rappresentazioni, politiche e omissioni. Ricerca, ascolto, partecipazione: l'impegno del CREACome istituzione che opera nell'intersezione tra ricerca etnografica, educazione, processi partecipativi e sostenibilità socio-culturale, il CREA promuove da anni un approccio che mette al centro:
Crediamo che la lotta alla violenza di genere non possa limitarsi a interventi repressivi o emergenziali. Richiede un cambiamento profondo: educativo, culturale, relazionale. Un impegno che riguarda tutti e tutteIl 25 novembre non è solo una data. Per eliminare la violenza contro le donne e contro tutte le soggettività oppresse, è necessario:
La trasformazione è possibile solo se diventa un processo condiviso, quotidiano e consapevole. ConclusioneOggi, come ogni giorno, rinnoviamo il nostro impegno per una ricerca che non sia neutra, ma schierata a favore dei diritti, della dignità e della libertà. |
| Excerpt: Il CREA riflette sul 25 novembre mettendo al centro il controllo dei corpi come forma di violenza strutturale. Un’analisi etno-antropologica che invita a riconoscere le radici culturali della violenza di genere e a promuovere pratiche di cura, equità e inclusione. |
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Post date: 2025-11-25 09:00:42 Post date GMT: 2025-11-25 08:00:42 Post modified date: 2025-11-25 19:06:14 Post modified date GMT: 2025-11-25 18:06:14 |
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